C’era l’Argentina intera in fila davanti alla Casa Rosada e Napoli tutta attorno al San Paolo. In due luoghi simbolo si è dato l’addio a Diego Armando Maradona. Sarebbero serviti giorni perché tutti potessero salutare davvero il Pibe de Oro, ma la famiglia ha scelto di concludere in una giornata sola veglia, camera ardente e funerale. In migliaia sono entrati alla camera ardente nella stanza riservata ai presidenti argentini. Molti di più sono rimasti fuori, dietro ai cancelli chiusi e sotto il controllo della polizia, qualcuno cerca anche di entrare con la forza, una folla che solo l’addio a Evita Peron aveva radunato.

Non è concesso un minuto più del previsto, dodici ore sotto il sole della primavera inoltrata argentina, per omaggiare il Dio del calcio nato povero e omaggiato alla fine come il più grande della nazionale.

Manca il distanziamento che servirebbe per il virus e non ci può essere però nemmeno quella folla che si sarebbe stata in un altro momento della storia del mondo. In realtà è un funerale a porte chiuse, non quel bagno di popolo che sarebbe stata la più immaginabile delle conclusioni della vita del Diez. È però disordinato come è stata tanta parte della sua vita ed è da scugnizzi davvero la rincorsa a piedi e con i motorini del carro funebre che se ne va.

Ci sono all’alba la prima moglie, Claudia, con le figlie Giannina e Dalma, poi i compagni di squadra del Mondiale 1986. Sfilano le altre donne e gli altri figli, non l’italiano Diego Junior. C’è spazio per le polemiche dell’avvocato che lamenta i ritardi sull’arrivo dell’ambulanza (fra una settimana i risultati dell’autopsia) e ci sono i sussurri sull’eredità.

Maradona è stato sepolto alle 20 ora locale nel cimitero Bella Vista accanto al padre e alla madre. A quell’ora era già finito anche l’omaggio di Napoli, le luci rosse dei fumogeni attorno al San Paolo, i giocatori tutti con la maglia numero dieci prima della partita di Europa League contro l’HNK Rijeka. Saltate le misure anti covid. Omaggio a piazza del Plebiscito e candele accese alle finestre della città.

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