Inizia a delinearsi meglio il quadro della nuova piattaforma streaming dedicata all’arte italiana, il famoso e famigerato Netflix della cultura paventato dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini da ormai diversi mesi, in risposta alle chiusure dei musei causa Covid-19. Si parte, ovviamente, dagli assetti organizzativi e il primo passo è capire chi terrà le redini: la società che gestirà la piattaforma, appena costituita, si chiamerà ITsArt, una partecipata al 51% da Cassa Depositi e Prestiti e al 49% da CHILI.

Cdp e CHILI per ITsArt ma la Rai è grande assente

Un superibrido tra pubblico e privato quindi, visto che Cassa Depositi e Prestiti, istituzione che lavora, in linea di massima, come una Banca di Stato, è una spa controllata per l’82% circa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e al 16% da diverse fondazioni bancarie, tra cui Compagnia di San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Cariplo e CRT (che a loro volta, in diverse occasioni, hanno sostenuto progetti legati all’arte e alla cultura). CHILI, invece, è un’azienda italiana attiva nella distribuzione online e on demand di film e serie tv, fondata a Milano nel giugno del 2012, da Giorgio Tacchia, Alessandro Schintu, Giano Biagini, Stefano Flamia e Stefano Parisi. Tra gli azionisti, anche Lavazza, che nel 2017 acquistò il 25% della società attraverso una holding finanziaria, e 20th Century Fox, entrata nel 2018 con una quota tra il 3 e il 4%.

Non c’è però traccia, almeno per il momento, della RAI, la televisione pubblica che ha già una piattaforma online, Rai Play, e che avrebbe potuto scendere in campo con il suo ricchissimo palinsesto culturale. Un’assenza di peso e che era stata già notata diverso tempo fa.

L’annuncio del Netflix della Cultura risale infatti al maggio 2020, quando Franceschini presentò nel dettaglio tutte le misure per il turismo e la cultura comprese nel Decreto Rilancio, con un tesoretto di 5 miliardi per favorire la ripartenza – anche in vista dell’estate – diviso tra agenzie di viaggio, tour operator, fondi per salvaguardare il brand italiano, rafforzamento delle indennità per i lavoratori stagionali e degli ammortizzatori sociali, contributi per la sanificazione e l’adeguamento delle strutture alle prescrizioni sanitarie. 10 milioni erano stati destinati proprio all’avvio della piattaforma in streaming, a pagamento, dedicata alla diffusione della cultura italiana, un progetto sul quale – nonostante il capitale a disposizione non proprio faraonico – Franceschini ha sempre creduto molto.

Il logo tricolore e la call

Per il momento, a parte il nome, ITsArt, non c’è molto altro. D’altra parte, il concetto è molto semplice e gli anglofoni anche meno smaliziati l’avranno capito subito: Italy is Art, cioè l’Italia è Arte. «Il logo, con una linea dinamica e moderna, evoca l’italianità con un richiamo al tricolore», si legge in una nota diffusa alla stampa, mentre il punto ricorda l’estensione .it – anche se il dominio è .tv – e indica la proiezione italiana sul web, sottolineando la visione digitale del progetto.

«ITsART è il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero: una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo», c’è scritto sul sito, che deve ancora essere popolato di contenuti ma sul quale c’è già una sorta di call. Per inviare proposte di contenuti, eventi e manifestazioni culturali, si può scrivere a content@itsart.tv.

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