Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno.

— ANTONIN ARTAUD

La fotografia, quella “acculturata”, sembra voler restare a tutti i costi agganciata al bianco e nero, specie a quello dei Grandi Maestri, da Bresson a Capa. Per quanto questa “memoria storica” attribuisca all’arte fotografica un fregio che le altre arti sembrano aver buttato in un cassetto, non mi ritengo affatto un amante del genere.

Senza dubbio il bianco e nero è generalmente più evocativo della fotografia a colori ma troppo spesso, nel mondo di oggi, questa sua caratteristica risulta prevalente rispetto alla totalità dell’immagine fotografica in sé. Il bianco e nero “costringe” in maniera inconscia ad immaginare i colori e le loro sfumature. Un maglione a quadri dai colori sgargianti oppure un tramonto col sole rosso fuoco restano tali anche se immortalati in una fotografia degli inizi del ‘900 solo che in quell’epoca non era possibile fissarli nella loro completezza cromatica. sicuramente questa mancanza di colore amplifica altri aspetti della posa ma non per questo la si può ritenere non orfana di qualcosa di cui la Vita è piena: il colore!

Nonostante tutto, un po’ per scherzo ed un po’ per sfida alla lettura fotografica, qualche volta decido di postprodurre qualche scatto in bianco e nero.

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