ON THE ROAD

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ON THE ROAD – Dalla BEAT generation alla BIT generation

BEAT come sconfitto, stanco ma anche come beato, ritmato e anticonformista, una miscela di stati d’animo, di condizioni sociali, arti ed espressioni che popolavano gli Stati del nuovo continente. Questa era LA STRADA alla fine degli anni ’50, tra gli hobos che saltavano da un treno all’altro durante la grande depressione americana, quando bisognava percorrere in autostop decine di Stati per sperare di trovare un lavoro malpagato, lasciando segnali incisi sui pali delle ferrovie per indicare a chi fosse passato se si trattasse di un posto sicuro o semplicemente per comunicare la prossima destinazione.

BIT come binario, deciso, certo, determinato, senza mezze misure, o bianco o nero, o vero o falso ma anche come elementare, inetto, uniformato e massificato per la mancanza di sfumature tra lo zero e l’uno e per la digitalizzazione delle vite. L’informazione più elementare che divora la società ed i suoi processi dopo millenni di evoluzioni. Questa LA STRADA dopo quasi un secolo dal capolavoro di Jack Kerouac, dove le condizioni umane e sociali, però, sembrano ripetersi seppure con modalità diverse, moderne, digitali appunto. Si cambia vita nel nome del lavoro e di un benessere più indefinibile, si percorrono miglia e miglia e ci si imbatte in volti ed esperienze che mai ci abbandoneranno, e tutto ciò lo collocheremo, sempre, SULLA STRADA.

Diversa è invece la volontà o la capacità di percepirne il senso reale, il mssaggio, di spiarla, guardarla, analizzarla e viverla nel giusto modo cosa che forse veniva più facile quando per comunicare bisognava ingegnarsi e sperare, quando il contatto era attribuito ad un senso e non ad un nome in rubrica.

Si continua a morire e nascere mille volte in una vita, l’Amore resta il fulcro dell’equilibrio umano, la felicità continua ad essere mito e chimera irraggiungibile e LA STRADA continua ad essere quell’enorme palcoscenico spesso considerato banale e scontato, distante dalle nostre abitudini ma che invece rappresenta l’istantanea più vera dell’io più profondo, metro infallibile della storia dei nostri giorni.

A Giuliano De Felice, per il sogno di Anarchia che mi ha regalato, senza saperlo, fin dalla piovosa notte di Lavello e per l’esempio di umiltà ed Amore con il quale vive se stesso e la Sua Terra.

Alla Basilicata ed alle sue genti, per la Pacew, le meraviglie e la straordinaria unicità mai celata al mondo.

Agli innumerevoli sconosciuti incontrati per strada che hanno lasciato in me tatuaggi indelebili.

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