Venezia: grand tour in sette tappe, dentro e fuori Biennale

Venezia: grand tour in sette tappe, dentro e fuori Biennale

Il latte dei sogni: Giardini e Arsenale
La Biennale meglio allestita di sempre, grazie alla ricerca dei Forma Fantasma, che hanno trasformato il padiglione centrale dei Giardini in un vero e proprio museo, dove ogni opera viene valorizzata in ambienti rarefatti e esteticamente assai suggestivi. Impresa meno riuscita all’Arsenale, dove l’architettura delle Corderie viene troppo spesso nascosta da pannellature non sempre necessarie. Highlights: la sala dedicata a Paula Rego, con una selezione strepitosa di opere, il video dell’artista Elisa Giardina Papa “U Scantu”: A Disorderly Tale, girato a Gibellina, il video di Diego Marcon The parent’s room, la sala dell’artista americano Robert Grosvenor all’Arsenale, il video Sirens di Nan Goldin, un capolavoro di poesia.

I padiglioni nazionali: Malta, Irlanda e Italia 
Malta propone Diplomazija astuta, un’installazione molto potente dedicata alla Decollazione di San Giovanni Battista (la tela di Caravaggio conservata a La Valletta) firmata da Arcangelo Sassolino, Giuseppe Schembri Bonaci e Brian Schembri, con frammenti di acciaio incandescente che piovono in sette vasche metalliche colme d’acqua, ognuna dedicata ad una figura presente nel dipinto.
L’artista irlandese Niamh O’Malley rappresenta l’Irlanda, con il progetto Gather, composto da una serie di sculture di matrice minimalista essenziali e sintetiche, che compongono un paesaggio rarefatto e misterioso. Storia della notte e destino delle comete è un viaggio nel fallimento dell’Italia industriale del boom economico, che Gian Maria Tosatti interpreta con una grande dose di coraggio, presentando un padiglione scenografico, melanconico e poetico, per riflettere sul passato e sul futuro dell’Occidente.

Anselm Kiefer a Palazzo Ducale

Anselm Kiefer a Palazzo Ducale
La forza epica e tragica di Anselm Kiefer travolge come uno tsunami la sala dello Scrutinio nel cuore del palazzo Ducale, dove un tempo si eleggevano i dogi. Ispirato dai teleri eseguiti da pittori come Bellini, Carpaccio e Tintoretto, l’artista costruisce un pantheon simbolico dedicato alla storia di Venezia con toni corruschi e metallici , avendo il coraggio di coprire con veli neri i dipinti cinquecenteschi presenti sulle pareti. “Il nuovo spazio da me creato è una sovrapposizione di tutte le possibili idee, filosofie provenienti dal Nord, dal Sud, dall’Oriente e dall’Occidente” scrive l’artista, che firma un capolavoro tragico, destinato a passare alla storia perché si è nutrito della storia stessa.

Pier Paolo Calzolari, Mangiafuoco, 1979, ph. Michele Alberto Sereni

On fire: il fuoco e l’arte alla fondazione Cini
“Metto la plastica e la brucio. Niente di casuale” diceva Burri. Sei maestri del Ventesimo Secolo a confronto in una mostra ineccepibile, curata da Bruno Corà , che ha per filo conduttore il fuoco. Ogni sala è una sorpresa per l’equilibrio e la qualità delle opere, in perfetto dialogo tra loro: giganti come Burri, Klein, Arman, Kounellis, Calzolari e Parmiggiani che hanno saputo “giocare col fuoco” e realizzare una serie di capolavori riuniti in una delle mostre più riuscite della kermesse veneziana.

Cabrita, Field, Chiesa di San Fantin

Field: Cabrita a San Fantin
Un mare di macerie, illuminate dalla luce gelida del neon è l’anima dell’installazione Field dell’artista portoghese Cabrita, collocata sul pavimento della navata centrale della chiesa sconsacrata di San Fantin. Una profezia? Un presagio? L’opera emana una potenza sinistra ma intensa, che sembra ispirata dalla precarietà di questo tempo complesso e difficile, letto da Cabrita con la forza di una visione sospesa ma efficace.

Marlene Dumas a Palazzo Grassi
Un’antologica ampia ed articolata allestita dall’artista sudafricana, che l’ha costruita come un percorso all’interno del proprio lavoro. Cento opere costruiscono le tappe di open-end, dove ogni immagine è attraversata da una tensione intima ma palpabile, che caratterizza la pittura della Dumas, che potremmo definire quasi “elettrica” per la sua capacità di sottolineare la forza espressiva del volto umano, tra malinconia, dolore, dramma , sofferenza esistenziale e violenza.

Masbedo, Pantelleria, 2022 in “Penumbra”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2022. Courtesy degli artisti e Fondazione In Between Art Film. Foto: Andrea Rossetti

Penumbra all’Ospedaletto
Raramente le videoinstallazioni sono integrate in maniera ideale con gli ambienti che le ospitano come nel caso della mostra Penumbra, promossa dalla fondazione Inbetween Art Film all’interno del complesso cinquecentesco dell’Ospedaletto e della chiesa di Santa Maria dei Derelitti, L’architetto Ippolito Pestellini Laparelli ha allestito gli otto video realizzati da altrettanti artisti internazionali selezionati dai curatori Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi. Meritano particolare attenzione Pantelleria (2022) dei Masbedo, concepito come una narrazione corale legata all’identità dell’isola, Qualities of life (Living in the Radiant Cold)(2022) di James Richards, che racconta l’impatto dannoso di forze invisibili nell’ambiente circostante, e infine Takbir (2022) di Aziz Hazara, che vede protagonista una inquietante Kabul notturna.

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