Work In Regress

Work In Regress

“Ci devi andare: è stupendo!” – “Un’esperienza indimenticabile!” – “Da non credere: il paradiso è li'”

Parlo dei “soliti” luoghi di vacanza, quelle mete da sogno che vengono assalite da tutti, magari noi compresi, in estate o, grazie all’ormai accessibile natura degli spostamenti, quando si ha del tempo e qualche soldo a disposizione. Generalmente, a me che sono un comune mortale, capita a Settembre o a fine Gennaio, quando il conoscente di turno, di ritorno dal proprio “FANTASTICO” viaggio, comincia a parlare dell’esperienza unica ed irripetibile della sua vacanza! Mete esotiche, paesaggi incantati in luoghi lontanissimi del geoide.Oggetto sconosciuto

La narrazione, spesso, è supportata da istantanee digitali che scorrono su uno schermo LCD che supera i 30 pollici, e spesso la velocità di scorrimento delle foto non permette di passare in rassegna la foto da un’estremità all’altra, vista la notevole espansione del televisore! Più spesso ancora, invece, la medesima cosa accade sul display di un “telefono” cellulare… che si differenzia dal televisore di poco fa, solo perchè, da qualche parte, ha una tastiera più o meno numerica!

La storia parte col viaggio e con la descrizione delle piacevoli disavventure trascorse in aereoporto, con un debito appunto a qualche passeggero “strano”. Il racconto è piacevole… ma purtroppo dura poco, perchè è del viaggio che bisogna parlare! Sembra quasi un venditore di un Tour Operator. Credo che, se le agenzie di viaggi assumessero per le due settimane immediatamente successive al ritorno, ogni turista, gadagnerebbero una fortuna. Si legge negli occhi l’estati e la gratitudine alle Divinità Supreme per le emozioni che sono ancora rimaste dentro! Mari stupendi con acque trasparenti, cristalline, coi pesciolini che ti toccano i polpacci a mezzo metro dalla riva. Sti pesciolini sembrano essere gli stessi… assunti da chissà quale Agenzia Interinale, per dare ad ogni turista la possibilità di poter essere avvistati.

E poi balli tribali tra lampade infuocate, elefanti e cammelli al posto delle macchine… ma anche escursioni in quad o fuoristrada, avvistamenti di gazzelle, zebre, giraffe, paguri e caimani… qualcuno giura pure di aver visto Sandokan! E le foto scorrono…

Ma ad un certo punto la mia mente va in STOP (concedetemi il termine da Automa Siemens). Il villeggiante non se ne accorge, non potrebbe MAI accorgersene, troppo intento a vendere, per fortuna gratuitamente, il proprio sogno… perchè comincio a pensare che è solo un sogno quello di cui parla!

Comincio a credere che, il mio interlocutore, abbia visto ciò che gli hanno preparato nei minimi dettagli. Ha vissuto quello che gli altri hanno voluto che lui vivesse. I beduini, i danzatori, i guerrieri e perfino gli animali, in sua assenza, probabilmente ne approfittano per andare in banca, per andare a prendere suo figlio a scuola, per riposarsi, visto che la notte dovranno travestirsi da clown per il mio caro viaggiatore! E poi… dove vive veramente Hassan, i pilota di cammelli? Lui ha mai bevuto un karkadè dello stesso sapore che ha bevuto il turista che ancora prosegue nel suo monologo?

Comincio ad immaginare la sua casa, ricca di pareti, quadri e amore. Una donna che non ha mai visto le piramidi, nonostante sia nata a meno di 100 km, prepara qualcosa di magico e nello stesso tempo irriconoscibile per il suo stanco amore Hassan. Lui varca la soglia e lascia fuori il primo pezzo della sua uniforme da cicerone: quel sorriso che ha indossato alle 4:00 di mattina, quando è andato in aereoporto a ritirare il bagaglio Made In Italy! Pian piano continua a spogliarsi della sua divisa. Quel pezzo di stoffa in lino bianco vola via su una sedia di paglia e legno, quasi come per scappare dai sandali che, invece, giungono per primi a destinazione!

Un caldo abbraccio alla moglie e via dietro la parete, a contemplare il suo essere: due magnifici bambini che dormono sereni nella propria camera che mai nessuno conoscerà mai! Ci sono quadri e foto, tende e tessuti che ornano ogni angolo. Mobili colorati ed odori di spezie. E fiori e profumi diversi, talvolta troppo contrastanti. La TV accesa parla una lingua strana, ma riesce a far girare di tanto in tanto Hassan che gira per casa prendendo e posando cose, le sue cose, gli oggetti della sua vita, quella che dura solo poche ore, perchè il resto è per il mio Robinson Crusoe che ancora parla… e parla… e parla! Ha ragione… avrei proprio voluto esserci anche io, lì… a casa di Hassan!

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