Da Nanzel E Da Gretel

Si cresce sperando che il futuro ci sia amico, complice e fedele, astratto essere che ci donerà la serenità di cui ne è pieno lo scaffale dei libri della mia stanza. Lo si immagina come Babbo Natale, panciuto e rubicondo, generoso e dolce che aspetta solo di poterci regalare ciò che desideriamo.

Ognuno percorre vie e viuzze fidandosi del proprio senso del giusto e dell’opportuno… strano poi che nell’immensa diversità umana, alla fine tutti sbaglino strada! Non esiste esperienza o percorso che conduca alla felicità? Sembra impossibile ma il tempo sembra proprio essere un enorme imbuto in cui, per quanto ci si adoperi affinchè ciò non accada, convoglia tutti verso un’infelicità latente che trasformiamo in “Stimolo a  migliorare”. Tutte balle e nastri e coccarde per decorare il fallimento di tanti sacrifici. Ingegneri alle casse dei supermercati e medici all’aratro, ebeti al parlamento e stupratori sugli altari, analfabeti in cattedra e geni tra i banchi. L’opposto regna ovunque a sottolineare l’impotenza del raziocinio e del pensiero ponderato. Si compiono ogni giorno passi in avanti per tentare di raggiungere gli obiettivi della propria esistenza, sfocati e senza contorni precisi, e ci si ritrova poi a toccare con mano gli specchi che li riflettevano. Impossibile a quel punto percorrere la strada a ritroso, non basterebbero altre due vite per farlo. Non resta quindi di convincersi che era raggiungere gli specchi ciò per cui si è data la vita in pasto al mondo, era quello il traguardo da raggiungere. E negli specchi rughe e sudore dei trascorsi e delle esperienze, segni del tempo nemico che ghignava alle spalle e ci teneva prigionieri nella finta libertà di poter decidere (non) arbitrariamente su cosa e come operare le scelte. Quel ciccione che ritenevamo amico in realtà si nutriva dei nostri sforzi, beveva il sudore ed ingordo mangiava gli stenti, condendoli con sarcasmo e cattiveria fingendo invece di stare a dieta da sempre per superare la prova costume dell’estate che non sarebbe mai arrivata. Piscina di marzapane piena di champagne nella sua villa super lusso ed inservienti anoressiche sfilano sulle passerelle che portano dalle cantine alle sale del palazzo dell’ingordo futuro che tiene tutti prigionieri di una finta libertà fatta di beni ed orfana di idee.

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