A spasso nel Sasso

Matera, Basilicata, capitale europea dell cultura 2019 (insieme alla bulgara Plovdiv, detta anche Filippopoli), un luogo unico ed incantato, affascinante e al tempo stesso austero, un set cinematografico naturale a cielo aperto, con i suoi splendidi Sassi, un po’ arabi, un po’ giordani, un po’ lunari e un po’ pugliesi! Matera è sempre stata l’abito indossato da culture non lucane, come le scene dell’ultimo 007 che sono state girate proprio la mattina della mia ripartenza, cioè questo Settembre, giusto per negarmi l’ultima visione dal belvedere di Piazza Duomo.

L’argomento è stato spesso ripreso nei discorsi con i miei amici lucani e poi trasportato alla mia Napoli ed a tantissime altre città del mondo che, da impraticabili e sconosciute, sono diventate col tempo ambite mete turistiche che, chissà, un giorno potranno essere identità anche della gente locale e non solo degli sporadici protagonisti della pellicola o dei viaggiatori abituali che amano, appunto, le Capitali.

A differenza di Plovdiv, che un aeroporto ce l’ha, anche stavolta la “via crucis” per arrivare fino a Matera non ha disilluso le mie attese ed il ricordo di Mel Gibson e della sua Passione si è reincarnato accanto a me, nella mia auto, lungo le buie curve della murgia materana. Giunto a Matera, finalmente, l’accoglienza degna di una capitale mi ha salutato, costringendomi a fare tre o quattro giri per trovare parcheggio, ovviamente custodito ed a pagamento. Arrivato, valigia al seguito, nella piazza di fronte al Palazzo Lanfranchi il vociare continuo di orde di turisti che si muovevano in lungo e in largo tra me mura di Matera. Sebbene mi fossi chiesto come avesse fatto tutta quella gente ad arrivare fino a Matera, con quale mezzo, con quanta tenacia, non feci in tempo a pensare ad una risposta: rivolevo la Matera che conoscevo, quella vuota, quasi sconosciuta, coi vecchietti al bar, una buona percentuale di luci fulminate, risate in dialetto e la voce del vento che sale dalle millemila scale che si inerpicano tra i Sassi semivuoti. Anche la gru nel bel mezzo del panorama sui Sassi mi mancava!

Teresa de Sio aveva appena finito il suo concerto e la luna piena illuminava magnificamente lo spettacolo materano, unico al mondo. Il tempo di una doccia e di farmi rimettere a posto qualche addobbo d’acciaio sulla faccia e scendiamo per strada tra la folla pacatamente festante, di quelle che non avevo mai visto neppure nelle mattine d’estate a Matera. Era un’altra Matera: Matera Capitale, cioè una città dove, finalmente ci si può capitare! Ma io non c’ero capitato, io c’ero andato con l’amore che nutrivo ed ancora nutro per Matera e per la Terra di Lucania!

Era passata la mezzanotte ed a quell’ora gli amanti riscaldano le coperte mentre i “capitanti” fanno discorsi stando comodi davanti ai locali, senza musica, facendo programmi e piani che non manterranno l’indomani. Ci sono poi i devoti, quelli non riscaldano coperte né oziano, loro cercano l’anima ed era questo che avrei voluto fare: tuffarmi nel dedalo infinito di vicoli della Matera che, a quell’ora, accoglieva solo l’enorme Luna, ancora sveglia, e qualche randagio giunto lì non per caso. Quei randagi eravamo noi. Lasciato alle spalle il vociare confuso della gente il Sasso era deserto, nessun locale o ristorante aperto, solo le luci gialle dei lampioni a fare luce sui ciottoli delle viuzze tra la roccia ed i portoni di legno chiusi. Questa era la Matera che io e Mel, nelle curve, avevamo desiderato di baciare ancora una volta. E camminando e scattando qualche foto il suono dei passi mi teneva compagnia insieme alla mia ombra che scompariva e riappariva di continuo come in una danza dei ricordi, una quadriglia da matrimonio, un requiem allegro, sberleffo per le capitali: una nenia del Popolo che si canta solo quando non si è ascoltati!

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