I 100 dipinti che sconvolsero il mondo: l’ultimo volume di Flavio Caroli

Flavio Caroli è un noto critico e storico dell’arte italiano, riconosciuto da rilevanti premi. Curatore di importanti mostre in sedi prestigiose, ricopre anche la carica di responsabile scientifico delle attività espositive del Palazzo Reale di Milano dal 1997 al 2004. È proprio questo tipo di incarico ad essere l’elemento costitutivo e distintivo dei numerosi libri di Caroli, la cui peculiarità sta nella mediazione tra autorevolezza scientifica e indagine introspettiva. E lo fa con una scrittura accessibile, in grado di raggiungere qualsiasi pubblico ed epoca. Lo dimostra il suo nuovo volume “I 100 dipinti che sconvolsero il mondo” che, corredato da ben 100 illustrazioni ed edito da 24 ORE Cultura, è uscito l’8 aprile in libreria e online.

Il libro di Caroli, il cui titolo è un riferimento colto al volume sulla rivoluzione sovietica di John Reed, “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, e il film del russo Sergej Bonarčuk, prosegue la collana di saggi d’arte inaugurata dal successo di “Le 100 mostre che sconvolsero il mondo”. Il volume conduce i lettori in un viatico lungo otto secoli, in Italia e nel mondo, che ripercorre la storia dell’arte in maniera atipica attraverso cento opere pittoriche, le più iconiche e innovative, dal Crocifisso di Santa Croce (1272-1280) di Cimabue alla ricerca classica e spaziale del Duecento, dal Compianto sul Cristo Morto affrescato da Giotto tra il 1303 e il 1305 nella Cappella degli Scrovegni a Padova, come passaggio dall’astrazione bidimensionale bizantina alla volumetria tridimensionale moderna, l’uso della pittura ad olio fiamminga e poi la prospettiva rinascimentale, l’atmosfera plumbea e premonitrice ne La Tempesta (1502-1503) di Giorgione e la scoperta del reale attraverso l’assonanza di luce e ombra nella Canestra di frutta (1594-1598) di Caravaggio.

Jan Vermeer, La fanciulla con l’orecchino di perla, 1665 circa, L’Aja, Mauritshuis | Courtesy Mauritshuis, The Hague

Si passa dalla personificazione paralizzante dell’inconscio rappresentata ne L’incubo (1781) di Füssli fino alle rivoluzioni linguistiche delle avanguardie tra Ottocento e Novecento, tra le quali il pointillisme di Seurat come nuovo paradigma del modo di dipingere, la scomposizione cubista de Les Demoiselles d’Avignon (1907) di Picasso fino ad arrivare alla celeberrima Marilyn (1962) di Andy Warhol, simbolo del fenomeno della globalizzazione e della «svolta antropologica verso il consumismo», citando le parole dello stesso Caroli. Ogni conquista di stile risulta visibilmente e tangibilmente incarnata in un quadro che diventa concretamente rappresentativo di una precisa concezione del mondo.

Controcorrente agli approcci più abituali e accademici, il critico d’arte sceglie di partire dalle singole opere, approfondendole e aprendole come finestre alla comprensione della vita degli artisti, dei movimenti culturali, fino ad approdare al contesto storico che li circonda.

Nelle diversità di forme e contenuti, di provenienza e realizzazione, tutte le opere, ripercorse di data in data, hanno un denominatore comune: inizialmente non comprese dalla moltitudine per la loro diversità e per il loro guardare “oltre”, hanno sconvolto e messo in discussione non solo la storia della pittura, ma anche quella della società, innescando un cambiamento durante il corso degli eventi fino a diventare modelli di riferimento nell’immaginario collettivo e influenzando i gusti più attuali, contribuendo al percorso evolutivo dell’arte.

Lo scandalo sta all’innovazione come l’innovazione sta all’evoluzione e per questo “I 100 dipinti che sconvolsero il mondo” pone al centro della sua ricerca la forza rivoluzionaria dell’opera d’arte, la sua capacità di suscitare emozioni differenti e di dare corpo all’immaginario di un’epoca intera, ampliandosi alla civiltà e ai suoi valori.

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