Raffaele Aprile

Raffaele Aprile dipinge da più di 30 anni, la sua arte è estremamente comunicativa anche se di primo acchito potrebbe sembrare il contrario, i colori della sua tavolozza sono principalmente pastello e spaziano dal rosa all’azzurro, dal verde al bianco candido. Nelle sue opere non vi è nulla che possa ricondurre alla percezione della realtà, rendendo in tal modo il fruitore parte integrante di un sogno indefinito. Ma la bellezza dei suoi dipinti è anche la capacità di coniugare la figura femminile come massima espressione dell’universo, rendendola unica. E nello stesso istante la immerge in un’altra bellezza, quella astrale e immaginaria. Il tutto è racchiuso nei dipinti che fanno esplicito riferimento alla donna, la quale, per l’artista, fa parte del passato con un esempio di donna madre, ma anche del presente, con l’esempio di una donna moglie e soprattutto del futuro, con una donna figlia. Ovvero tutti i riferimenti più importanti nella vita di un uomo. In tantissimi movimenti e sguardi che raccontano l’emozione del momento in una singola espressione, che a sua volta può definirsi assorta, sensuale, angelica o addirittura idilliaca, come il fermo immagine di un attimo.

Grande alone di femminile romanticismo accompagna le tele di Raffaele Aprile che lascia trapelare la sua estrema delicatezza sensoriale. La pennellata si presenta a tratti materica, quasi scultorea, ma anche estremamente ondulata, palpabile e corposa. L’impressione iniziale è quasi di aver timore di osservare tali dipinti, di aver paura di andare oltre la superficie, perché il pericolo è di immergersi in quel profondo che rimanda all’inconscio e che ci farebbe sprofondare in una sorta di sogno onirico, caratterizzato da spazi ultraterreni e senza tempo.

Le sue opere ricordano a tratti quelle del padre dell’Astrattismo moderno, quel Vassily Kandinsky che dietro ogni sua immagine seppe creare un impianto teorico che però riuscì ad oltrepassare i confini della concettualizzazione per arrivare dritto all’anima dello spettatore. Il colore, nello sviluppo di un’arte astratta perché “spirituale”, ebbe per Kandinsky un’importanza fondamentale. Così come le note, organizzate sullo spartito, hanno la capacità di toccare corde inusuali e recondite, allo stesso modo possono fare i colori, dotati di tono, vibrazioni e caratteristiche proprie. Negli anni, infatti, sarà impossibile non rintracciare, in ogni singola tela, la stessa spinta a trasformare l’arte in qualcosa di “spirituale”.

Composizione, Kandinsky

Lo stesso spettacolo di luce e di colore, e direi anche la medesima tensione allo “spirituale”, emerge con chiarezza nelle opere di Raffaele Aprile, uno spettacolo sicuramente esplosivo, ad evincere un lavoro tecnico e creativo atto a raggiungere in ogni opera una completezza armoniosa nell’equilibrio tra luce, colore e forma dinamica. Ma l’astrazione non è mai fine a se stessa, anzi è il motore dell’evolversi nello spazio pittorico e queste meravigliose “volute” cromatiche che sfrecciano nello spazio, non fanno altro che conquistarlo, assorbendolo nella continuità del movimento, creando spazi infiniti e luminosi.

Raffaele Aprile, con la sua estrema sensibilità pittorica, a tratti quasi romantica, mette in pratica quella che era la riflessione di Kandinsky, ovvero che “l’arte ha il potere di porre un nuovo mondo, che in superficie non ha nulla a che fare con la realtà, ma questo mondo dell’arte è altrettanto reale e concreto”.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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